La fauna presenta quasi tutti gli elementi, che
caratterizzano il popolamento animale dell'Appennino,
nonostante le ridotte dimensioni dell'Area Protetta
(sup. 3543 ha). L'elevato numero di specie è dovuto
essenzialmente alla posizione geografica, che ha
permesso "l'afflusso" di vari elementi faunistici
soprattutto di origine orientale e settentrionale,
oltre a giocare un ruolo determinante nel consentire
l'esistenza di "aree rifugio" durante le alterne
vicissitudini climatiche del Quaternario. Vedasi
l'attuale presenza di specie relitto come :
Arvicola delle nevi (Microtus nivalis) e
del Gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus).
La maggior parte delle specie di Anfibi e Rettili sono da considerarsi delle emergenze naturalistiche in tutto il territorio nazionale. Alcune di esse, infatti sono particolarmente minacciate sia per motivi di tipo faunistico ( ad esempio la rarità delle popolazioni) sia per motivi ecologici (determinate esigenze di nicchia spaziale o trofica), sia ancora per motivi di carattere biogeografico (endemismi, popolazioni disgiunte, distribuzione al limite dell'areale, relitti paleozoogeografici). In assoluto però, le due specie più interessanti e meritevoli di attenzione sono il Tritone Crestato (Triturus carnifex), tra gli Anfibi e la Vipera dell'Orsini (Vipera ursinii ursinii), tra i Rettili. La popolazione del primo presente nel Lago della Duchessa (1788 m) è tra quelle rinvenute a quote maggiori in ambito appenninico, a dimostrazione di particolari adattamenti alle "estreme" condizioni ambientali, presenti nell'area. La Vipera dell'Orsini frequenta i pascoli di alta quota, con caratteristiche steppiche, nutrendosi essenzialmente di Ortotteri (grilli e cavallette). Pur essendo un serpente velenoso, il suo morso non sembra sia in grado di provocare danni particolari all'uomo, ciò è dovuto alle ridotte dimensioni delle zanne, con le quali è in grado di inoculare una scarsissima quantità di veleno. Tra le altre specie presenti vanno menzionate tra gli Anfibi il Rospo Smeraldino (Bufo viridis) e la Rana verde (Rana esculenta) tra i Rettili la Vipera Comune (Vipera aspis), il Biacco (Coluber viridiflavus).
Lo sviluppo altimetrico e le caratteristiche orografiche della Riserva permettono l'esistenza di un' elevata eterogeneità ambientale, che consente a numerosissime specie di uccelli di trovare nicchie ecologiche idonee. Si ha così, la possibilità di osservare nell'Area la contemporanea presenza di entità tipicamente steppiche (Coturnice - Alectoris graeca) e forestali (picchi e Astore).
Tra le specie censite (97) sono di particolare rilievo: Aquila reale, Grifone, Picchio dorsobianco, Rampichino alpestre, Corvo imperiale, Gracchio Alpino, Gracchio corallino.
Il Grifone, avvoltoio di grande dimensioni (peso 7 - 11 kg, apertura alare 240 - 280 cm), a differenza degli altri grandi rapaci si nutre esclusivamente di animali già morti, funcendo da "spazzino" per l'ecosistema, evitando, così, il diffondersi di epidemie tra la fauna selvatica. La sua presenza nella Riserva è dovuta ad un'operazione di reintroduzione effettuata dal CFS nella limitrofa Riserva Naturale dello Stato Monte Velino, iniziata nell'ottobre del 1993 con individui provenienti dalla Spagna.
Le prime indagini conoscitive sulla mammalofauna delle Montagne della Duchessa, risalgono alla fine degli anni 70, ne è emerso un quadro estremamente ricco di specie e di elementi di valore conservazionistico e scientifico.
Un interessante trend si è verificato nel corso degli ultimi decenni, con la progressiva comparsa di nuove
specie, provenienti da ambiti geografici vicini:
Nei boschi diffusi sono i piccoli mammiferi: Moscardino (Muscardinus avellanarius), Toporagno (Sorex spp.), Topo quercino (Eliomys quercinus), Arvicola terrestre (Arvicola terrestris), Scoiattolo (Sciurus vulgaris) e Donnola (Mustela nivalis).
Alle quote più elevate è possibile rinvenire l'Arvicola delle nevi (Microtus nivalis), interessante relitto di origine glaciale, che trova il suo habitat ideale al di sopra del limite dei boschi, tra le pietraie e i cespuglieti di ginepro.
Tra i grandi predatori va ricordata la presenza stabile del Lupo (Canis lupus) e del Gatto selvatico (Felis silvestris), e da indagini storiche sembra che l'area sia utilizzata come zona di transito anche dall'Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus).
Di seguito vengono riportate alcune note in merito alle specie "turisticamente" più importanti, con dei consigli per individuarne la presenza durante le escursioni nella Riserva.
E' il più grande ungulato dell'Appennino (i maschi possono superare i 200 kg) ; presenta manto di colore bruno - rossiccio in estate e tendente al grigiastro in inverno,con macchia chiara attorno alla coda ("specchio anale").
Conduce vita gregaria formando grande mandrie,. Durante il periodo degli amori (settembre - ottobre) i maschi difendono
piccole aree (harem) dai rivali, emettendo suoni rauchi ("bramiti"). I caratteristici palchi vengono persi all'inizio di primavera ed iniziano a ricrescere subito dopo.
Nella Riserva la specie è presente dal 1992, in seguito all'espansione della popolazione della Riserva Naturale dello Stato Monte Velino, derivante da un'operazione di
reintroduzione effettuata dal
CFS.
Segno di presenza: durante
l'escursioni è facile rinvenire mucchi di piccoli escrementi di
forma ovale - allungata con un'estremità appuntita
ed una concava (dimensioni 2-2,5 cm).
Cervide di ridotte dimensioni (altezza al garrese fino a 75 cm, peso 20-25kg). Predilige zone boscose ricche di radure e cespugli.
Il mantello è rossastro d'estate e marrone grigiastro in inverno, a differenza del Cervo la macchia posteriore (zona della coda) è molto evidente e di colore biancastro. Conduce vita solitaria o in coppia all'interno di territori, difesi in particolar modo nel periodo degli amori (luglio - agosto). Anche questa specie presenta palchi caduchi che iniziano a svilupparsi ad in inverno e vengono persi in autunno.
Nella Riserva le prime segnalazioni si sono avute nel 1997, la probabile origine di questi individui "colonizzatori" è il limitrofo Parco Regionale Sirente - Velino, attualmente la specie è in espansione nell'Area Protetta.
Segni di presenza: escrementi simili a quelli di Cervo ma di forma più oblunga e dimensioni max 1,5 cm; scortecciamenti ("fregoni") di alberi ed arbusti fino ad un'altezza max di 70cm.
Risorse interne: foto capriolo
E’ la specie selvatica da cui si sono originate tutte le razze di maiale domestico. Conduce vita di branco ed è caratterizzato da una dieta onnivora. Nella Riserva l’attuale presenza sembra riconducibile a immissioni a scopo venatorio condotte nelle aree limitrofe.
Segni di presenza: caratteristici sono gli ampi scavi sul manto erboso, e nella lettiera dei boschi (rooting).
Nei primi anni “70 la specie risultava presente solo in pochi e frammentati comprensori dell’Appennino centro-meridionale, tra cui l’area del Velino (4-5 individui stimati).
Successivamente grazie alla protezione legale accordata alla specie, si è avuta una ripresa della popolazione fino all’attuale consistenza di circa 500 lupi, e l’espansione verso aree abbandonate da molti decenni (Alpi Occidentali).
Questo predatore vive in piccoli gruppi familiari, in genere formati da una coppia di adulti più la prole, in territori che possono raggiungere diverse centinaia di chilometri quadrati. Si nutre essenzialmente di Ungulati selvatici (cervi, caprioli e cinghiali), ma ove questi sono assenti o presenti con popolazioni esigue, la specie può determinare danni al patrimonio zootecnico.
Nella Riserva la presenza della specie è stata costante negli ultimi due decenni e si sono verificati almeno due eventi riproduttivi a partire dal 1992. la posizione geografica dell’area ne fa un corridoio ecologico preferenziale per gli spostamenti tra i diversi gruppi montuosi dell’Appennino umbro - laziale – abruzzese.