IL MONITORAGGIO

Nel campo della biologia della conservazione esistono tantissime definizioni di monitoraggio (in inglese monitoring). Riportiamo qui la più semplice e a nostro avviso più valida e più facilmente applicabile, condivisa da molti specialisti: monitorare significa rilevare i cambiamenti che si verificano in popolazioni, comunità, ecosistemi o addirittura sistemi di ecosistemi (metaecosistemi). Perché il monitoraggio è fondamentale per la conservazione della biodiversità? Perché se non sappiamo come cambiano per esempio una popolazione o un habitat nel tempo e nello spazio, non possiamo decidere quali misure di conservazione attuare nell'immediato e in futuro. Questo approccio alla conservazione rientra nello schema della gestione adattativa (adaptive management) dei sistemi naturali: dato un certo sistema (a un qualunque livello dello spettro biologico), si parte dalla conoscenza di base del suo stato attuale e dei fattori di minaccia, si stabilisce una strategia di conservazione, la si mette in atto e periodicamente si misura lo stato del sistema mediante il monitoraggio; le conoscenze derivanti dal monitoraggio sono il punto di partenza per rivedere le decisioni prese in precedenza e, se necessario, apportare delle modifiche alle strategie di conservazione (feedback tra monitoraggio, decisioni e azioni).

A livello normativo il monitoraggio è stato riconosciuto come passo fondamentale per la conservazione della biodiversità dalla Direttiva Habitat (Direttiva 92/43/CEE), una direttiva dell'Unione Europea che ha lo scopo di "contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche". Ogni sei anni gli stati membri, obbligati a recepire la Direttiva nella propria legislazione, devono rendere conto della sua attuazione all'Unione Europea (articolo 11); per fare ciò la normativa nazionale (articolo 7 del Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 modificato dal Decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120) prevede che si trasmettano alla UE i risultati del monitoraggio, i dati sullo stato di conservazione di specie e habitat e tutto ciò che è necessario a verificare lo stato di attuazione della Direttiva.

La Regione Lazio ha fatto un passo in più: ha legiferato per creare una vera e propria rete regionale di monitoraggio in attuazione di quanto richiesto dalla normativa europea (Delibera della Giunta Regionale 3 luglio 2007, n. 497), la rete regionale di monitoraggio per l'Orso bruno marsicano (si veda la pgaina relativa cliccando qui).


Articolo di: Luciana Carotenuto (luciana_carotenuto@yahoo.it )

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